
Mancano esattamente due settimane alla tornata settembrina di sfilate e presentazioni dedicate alla moda donna e Milano, reduce da un’estate record per il turismo, si prepara non solo agli eventi “a porte chiuse” dei marchi, ma anche a inaugurazioni di negozi, mostre e incontri. Manca ancora meno a Micam (calzature) e Mipel (pelletteria), le due grandi fiere di settore che si terranno dal 13 al 15 settembre. Sia Milano moda donna (che verrà presentata oggi a Milano dalla Camera della moda), sia le manifestazioni a Rho proietteranno operatori e buyer nella primavera-estate 2027. Ma come sta la filiera e come sono andati i primi sei mesi, in particolare della parte a monte, quella manifatturiera?
Una prima risposta viene da Confindustria Moda: «I dati Istat parlano da soli. Nei primi sei mesi la produzione delle categorie industrie tessili, abbigliamento e pelle è calata del 5,1% – spiega il presidente Luca Sburlati –. Possiamo parzialmente consolarci con il saldo commerciale, che resta positivo per circa 4 miliardi, visto che al calo dell’export è corrisposto quello dell’import. Ma è una magra consolazione, perché conferma una contrazione dei consumi». Le imminenti fiere e la settimana della moda possono essere un momento di ripartenza, gli imprenditori non possono permettersi il pessimismo, ma Sburlati sottolinea che «nessuno può farcela da solo».
Il presidente di Confindustria Moda ricorda che la filiera del tessile-moda-accessorio vale circa 100 miliardi e dà lavoro, solo direttamente, a oltre 600mila persone. «È sorprendente come ancora si fatichi a riconoscere lo straordinario contributo del settore all’economia del nostro Paese, oltre che alla sua immagine. Non abbiamo mai chiesto sussidi a pioggia né misure tampone – sottolinea Sburlati, in carica dal maggio 2025 e con un mandato quadriennale –. Anzi, da giugno parliamo di [...]
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