Kask, la piccola azienda bergamasca che mette in riga le multinazionali

Un prodotto italiano al 100% di un’azienda che si tiene stretto il proprio capitale, resistendo alle sirene internazionali. Kask rischia di diventare ormai un caso raro nell’industria che gira intorno alla bici, e non solo. Creata dal nulla nel 2004 da Angelo Gotti, esporta in tutto il mondo caschi protettivi per attività sportive (ciclismo, ma anche equitazione e sci) e anche per la sicurezza sul lavoro, dando filo da torcere alle grandi multinazionali grazie soprattutto alla qualità dei prodotti.

Nasce proprio da qui l’esigenza di una produzione tutta sul territorio nazionale – anzi, al 99% in provincia di Bergamo come amano sottolineare dal quartier generale di Chiuduno – proprio perché «il controllo totale della qualità della filiera è fondamentale per chi come noi crea prodotti per proteggere i clienti e tiene quindi alla loro sicurezza», sottolinea il direttore generale Diego Zambon.Poco importa poi che il 90% dei caschetti varchi la frontiera italiana per andare a proteggere le teste degli sportivi e dei lavoratori soprattutto nel Nord Europa e negli Stati Uniti, oltre che in Asia.

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La ricerca della qualità

Il punto di forza, che permette alla piccola Kask di rivaleggiare sui prodotti di alta gamma anche nei confronti di nomi del calibro di 3M, sta appunto nella ricerca della qualità. «Progredire nel campo di brevetti, quelli che riguardano la parte industriale oltre che gli stessi prodotti, e sviluppare soluzioni insieme ai nostri clienti sono da sempre le nostre linee guida», spiega Zambon.

Lo sviluppo dei prodotti al fianco dei clienti

Che siano le squadre ciclistiche come è avvenuto nel tempo con la corazzata Sky guidata allora dal campione britannico Chris Froome alla quale Kask ha fin da subito legato il nome o grandi committenti come le metropolitane di New York e Chicago: ci si siede al tavolo, si studia insieme la soluzione e in molti casi si lavora pure sulla formazione dei consumatori.

A gonfie vele, nonostante Covid

Intanto il ciclone Covid non ha certo frenato il cammino dell’azienda: il 2020 si è chiuso con un fatturato in crescita del 40% a 53,4 milioni di euro e negli Stati Uniti il progresso è stato addirittura superiore. Il boom della bici e l’accelerazione sui cantieri (un mercato, quello dei prodotti della sicurezza sul lavoro, dal quale Kask trae oltre metà dei propri ricavi) hanno sicuramente dato una mano a superare la crisi, insieme al fatto che i fornitori di materie prima, essenzialmente produttori di polimeri, fossero tutti europei e non abbiano ritardato le consegne dei materiali.

Fonte: Il Sole 24 Ore