
Alimenti a base vegetale, vendite su del 7,6% spinte dalle private label
«Con politiche che incentivano filiere locali, il comparto plant-based può favorire un sistema alimentare più sostenibile e rafforzare la sovranità alimentare nazionale», aggiunge Gallelli. Ne è un esempio la goriziana Biolab, con un fatturato di 22 milioni nel 2024 (+175 % sul 2020) realizzato per il 70% producendo per conto di marchi della grande distribuzione, anche lavorando a stretto contatto con gli agricoltori friulani. E non solo: a gennaio l’azienda ha rilevato e convertito un centro di affettamento di San Daniele, salvaguardando 32 posti di lavoro.
Anche tofu, tempeh e seitan – prodotti meno processati rispetto ai piatti pronti e più economici, ma di più difficile approccio perché serve imparare a cucinarli per valorizzarli al meglio – hanno segnato un +72 % in valore e +77 % in volume fra 2022 e 2024, pur restando minoritari (3,3 milioni di kg contro 17 milioni della carne vegetale nel 2024). Le altrenative al formaggio a base vegetale, ancora di nicchia, hanno comunque raddoppiato il valore delle vendite e registrato +90% a volume dal 2022 al 2024. Nel 2024 l’85,1 % delle vendite a volume è attribuibile ai brand.
Il dibattito sulla creazione dei prodotti a base vegetale è aperto: «In molti casi – conclude Gallelli – nelle alternative plant-based, una lavorazione industriale è fondamentale per ottenere sapore, texture e nutrienti comparabili a quelli della carne animale processata che intendono sostituire. Sebbene si tratti di alimenti processati, il profilo nutrizionale risulta spesso favorevole, come rilevato in una recente analisi della Physicians Association for Nutrition (PAN): alto contenuto proteico, presenza di fibre, basso contenuto di grassi saturi e zuccheri. La sfida non è eliminare la lavorazione, ma innovare in modo responsabile». Intanto i flussi di investimento confermano la costante crescita d’interesse per il settore: nel 2024, le aziende europee non quotate attive nel plant-based, carne coltivata e fermentazione hanno raccolto circa 470 milioni di euro, +23% rispetto al 2023, e 63 milioni di euro in finanziamenti pubblici (+137%).
La conferenza internazionale
«Promuovere un cambiamento verso un approccio flexitariano, riducendo il consumo di alimenti di origine animale e aumentando quello di alimenti vegetali – in particolare quelli salutari – può favorire il benessere a lungo termine e ridurre il rischio di sviluppare malattie legate a una dieta di scarsa qualità», spiega il professor Ian Rowland della Reading University, tra i principali ricercatori sull’impatto dell’alimentazione plant-based e delle sostanze fitochimiche sulla salute. Rowland è uno degli esperti chiamato a intervenire alla Conferenza internazionale di Danone il 16 giugno, presso il Global Research & Innovation Center a Paris-Saclay. L’obiettivo è affrontare le sfide globali della salute pubblica attraverso l’innovazione nutrizionale, con un focus sull’evoluzione dell’alimentazione vegetale. «Numerosi studi scientifici hanno dimostrato gli effetti benefici delle diete plant-based salutari in numerosi ambiti: controllo del peso, riduzione del rischio cardiovascolare, miglioramento della glicemia, della sindrome metabolica, dei livelli di colesterolo e perfino della mortalità complessiva», aggiunge Rowland.
Ma quali sono i fattori chiave per garantire l’apporto di tutti i nutrienti essenziali in una dieta sempre più vegetale? «È necessario assicurare un apporto adeguato dei principali nutrienti essenziali – come calcio, vitamina D e vitamina B12. Gli alimenti vegetali possono svolgere un ruolo chiave all’interno di una dieta bilanciata, offrendo una valida opportunità per soddisfare i fabbisogni nutrizionali, soprattutto in contesti dove carenze nutrizionali sono già presenti in parte della popolazione. Tra le carenze più comuni si segnalano iodio, vitamina D, calcio e vitamina B12, con particolare attenzione a calcio e vitamina B12 per chi evita o limita i latticini». Alcuni alimenti plant-based vengono classificati come ultra-processati (Upf), ovvero con un un alto contenuto di grassi, zuccheri e sale: «è vero che anche alcuni UPF plant-based presentano queste caratteristiche, ma allo stesso tempo molti alimenti vegetali – come le bevande semplici e gli yogurt vegetali non zuccherati – hanno un profilo nutrizionale favorevole, con un buon contenuto di fibre, acidi grassi polinsaturi e pochi grassi saturi. È fondamentale valutare il singolo alimento sulla base del suo contenuto nutrizionale, e non esclusivamente del grado di lavorazione», conclude Rowland.
Fonte: Il Sole 24 Ore