Antitrust, multa a Shein da 1 milione di euro
Non è tutto: gli annunci da parte di Shein di voler ridurre del 25% le emissioni di gas serra entro il 2030 e di azzerarle entro il 2050 sono presentati, nella sezione relativa alla “Responsabilità sociale”, in maniera generica e vaga, risultando addirittura contraddetti dall’incremento delle emissioni di gas serra dell’attività di Shein per gli anni 2023 e 2024.
La replica dell’azienda
Al provvedimento è seguita la replica dell’azienda di Singapore, fondata nel 2012 ma diventata un fenomeno globale da circa cinque anni: «Shein ha collaborato attivamente con l’Agcm durante tutto il procedimento, adottando tempestivamente tutte le misure necessarie per rispondere alle criticità sollevate non appena ne è venuta a conoscenza – si legge nella nota ZIE. Abbiamo rafforzato i nostri processi interni di revisione e migliorato il sito web, con l’obiettivo di garantire che tutte le dichiarazioni ambientali siano chiare, specifiche e conformi alla normativa vigente».
L’impatto ambientale tra i punti deboli di Shein
L’apertura dell’istruttoria da parte dell’Authority risale al 25 settembre 2024 ma i dubbi sull’effettiva sostenibilità del modello di produzione di Shein – che viene presentato come “on demand” e quindi meno impattante, dall’azienda stessa – risalgono a molto prima. L’azienda si è sempre difesa, cominciando a pubblicare una sorta di bilancio di sostenibilità annuale (che, tuttavia, segna come già detto un aumento elevato delle emissioni di gas serra nel 2023 e nel 2024, in linea anche con il boom della produzione) e mettendo in atto una serie di operazioni mirate a mostrare un atteggiamento costruttivo su questo fronte, ma non sufficienti a mitigare davvero l’impatto. Nel gennaio 2025, per esempio, Shein ha annunciato la costituzione della Shein Foundation e il suo impegno di 5 milioni di euro alla Africa Collect Textiles (Act) Foundation, il braccio benefico di Africa Collect Textiles (Act), un’impresa sociale che ha sviluppato un programma pilota di raccolta e riciclaggio di tessuti usati in Kenya.
Il nodo Ipo
Il tema ambientale si ritiene sia uno dei maggiori ostacoli nel cammino di Shein verso la quotazione. Dopo aver abbandonato le ipotesi di un’Ipo a New York, l’azienda, secondo quanto riportato dal Financial Times a inizio luglio 2025, avrebbe presentato domanda di Ipo a Hong Kong per accelerare il processo di quotazione e fare pressione sulle autorità di regolamentazione britanniche affinché approvino il suo debutto a Londra che, secondo fonti giornalistiche, avrebbe dovuto concretizzarsi già nel primo trimestre 2025 ma non è ancora andato in porto.
Green Claims in stand by: svanisce la tutela europea?
Il tema della trasparenza nella comunicazione delle proprie pratiche di sostenibilità avrebbe dovuto essere regolamentato a livello europeo dalla direttiva Green Claims che ha avuto un iter complesso e controverso: la proposta della Commissione risale al 2023 ma nel giugno 2025 la stessa Commissione aveva annunciato di volerla ritirare, nonostante un testo fosse già atteso alla fase di trilogo delle istituzioni europee, A fine giugno, infine, il trilogo è stato annullato. A regolare parzialmente la materia potrebbe però essere la direttiva Empowering consumers for the green transition (UE)2024/825. Gli Stati membri hanno tempo fino al 27 marzo 2026 per recepirla, ma le disposizioni saranno effettive dal 27 settembre 2026.
Fonte: Il Sole 24 Ore