AOL, fine di un’era: dopo 30 anni stop al servizio di connessione dial-up

AOL, fine di un’era: dopo 30 anni stop al servizio di connessione dial-up

Affermare che questo servizio abbia portato Internet nelle case di tutti gli americani forse è eccessivo, ma non siamo troppo lontani dalla realtà. Eravamo infatti a metà degli anni ’90 quando AOL accendeva quella linea che, con i suoi fruscii divenuti familiari, apriva le porte del Web a milioni e milioni di persone. A distanza di 30 anni, l’ex America Online, oggi di proprietà (al pari di Yahoo, altra stella di quel firmamento di aziende che diede vita alla net economy) del fondo di private equity Apollo Global, ha inviato un avviso ai propri abbonati comunicando loro l’imminente chiusura definitiva della connessione dial-up negli Stati Uniti e in Canada: dal 30 settembre, questa la notizia, il servizio uscirà dai piani di offerta e calerà definitivamente il sipario su uno dei simboli più iconici delle origini della Rete. Steve Case, cofondatore e volto storico della compagnia, ha salutato così la notizia: “Grazie per i ricordi, RIP”. Un epilogo atteso, come evidenziano molti osservatori del mondo tech, ma comunque intriso di nostalgia per chi ha vissuto i tempi in cui “andare online” significava attendere pazientemente il rituale di fischi e toni metallici emessi dal modem prima che il browser si aprisse su un World Wide Web ancora povero di contenuti ma in crescita dirompente.

Un pezzo di storia

Negli anni ’90, quando il browser Netscape Navigator dominava la scena contendendo lo scettro a Internet Explorer di Microsoft e Altavista era il motore di ricerca per eccellenza per orientarsi nella giungla di siti, AOL era la porta d’ingresso alla Rete per la maggior parte degli americani. Il modello di business per vincere la scommessa del Web era semplice ma estremamente funzionale: milioni di CD con software di connessione in prova gratuita spediti a domicilio con l’obiettivo di consentire a chiunque (anche ai neofiti della tecnologia digitale) di collegarsi a Internet con pochi clic. Che tale strategia fosse vincente lo dissero i numeri, con AOL capace di arrivare (nel suo punto più alto) a controllare quasi il 40% del tempo totale che gli utenti statunitensi trascorrevano online. Erano gli anni della net economy, in cui il Web era percepito come un nuovo “Eldorado” da conquistare e le chatroom di AOL luoghi di socializzazione parecchio prima dell’avvento dei social network come li conosciamo oggi, anni in cui l’e-mail stava iniziando a cambiare le comunicazioni personali e aziendali e i primi siti di e-commerce gettavano le basi per quello che oggi è il mercato globale degli acquisti online. America Online, in quel periodo, non era solo un fornitore di accesso: era un vero e proprio ecosistema, con portali di notizie, giochi, forum, servizi di messaggistica e persino un proprio motore di ricerca, AOL Search, fino all’anno passato ancora fra i più utilizzati dagli americani, con una quota di mercato globale pari allo 0,1%.

L’ascesa e la parabola discendente

Il successo di America Online fu dirompente, tanto da diventare fenomeno tech anche da questa parte dell’Oceano Atlantico: nel 2000 fece scalpore, mediaticamente parlando e non solo, la fusione con Time Warner, valutata circa 350 miliardi di dollari, all’epoca la più grande operazione di merge mai registrata. Quella che però doveva essere l’alleanza del secolo si rivelò, come spesso capita, un fallimento, la classica svolta che segna l’inizio della fine: la sinergia tra media tradizionali e mondo digitale non decollò e la rapida diffusione della banda larga, alimentata dalle offerte sempre più competitive della concorrenza, fecero il resto, erodendo la base clienti di AOL. Nel 2001 la compagnia contava oltre 30 milioni di abbonati, ma già due anni prima, nel 1999, aveva perso nel Regno Unito perse il primato di primo provider Internet. Nel 2003 un articolo del “Wall Street Journal” sanciva (anticipatamente ed erroneamente) la fine dell’era dell’Internet via doppino telefonico con un titolo lapidario: “È ufficiale. Il dial-up sta morendo” mentre il 2006 è l’anno in cui America Online cambia denominazione in AOL. Solo tre anni più tardi, nel 2009, Time Warner scorporò l’azienda, mentre è del 2015 il penultimo atto della saga di America Online: la società fu acquistata da Verizon per fonderla successivamente con Yahoo.

L’Internet di ieri e di domani

Gli ultimi dieci anni hanno di fatto ribadito come la tecnologia dial-up fosse ormai divenuta obsoleta e anacronistica in un mondo completamente digitale e interconnesso alle reti fisse e mobili a banda ultra-larga. Secondo stime governative del 2023, il rapporto fra internauti americani connessi alla Rete attraverso la linea telefonica e quelli connessi in banda larga era di 300mila a 300 milioni. Una sproporzione che ha reso di fatto inevitabile la decisione annunciata nei giorni scorsi. Con il pensionamento definitivo del dial-up, si chiude un’epoca in cui Internet era ancora sinonimo di viaggio alla scoperta del mondo virtuale fatto siti Web con gif animate, chat testuali e rudimentali community. Oggi si vola in Rete con la fibra ottica e le reti 5G, saltellando fra app, piattaforme social e servizi in cloud. Ma chi ha vissuto l’Internet via dial-up degli anni ’90 non può che brindare a quello che si potrebbe definire un frammento indimenticabile della prima vera rivoluzione digitale.

Fonte: Il Sole 24 Ore