Boeing, sciopero nelle fabbriche della difesa: non succedeva da 30 anni
Nuovo sciopero alla Boeing. Questa volta ad incrociare le braccia sono i lavoratori delle fabbriche della difesa che assemblano, tra gli altri, gli aerei da combattimento F-15. Non accadeva da 30 anni che i rappresentanti sindacali respingessero l’offerta contrattuale dell’azienda. Dalla mezzanotte di domenica, circa 3.200 operai hanno abbandonato il posto di lavoro dopo aver votato contro un accordo che prevedeva un aumento dei salari del 20% oltre ad incrementi dei contributi pensionistici. Il sindacato International Association of Machinists and Aerospace Workers District 837 ha rifiutato l’offerta dicendo che serve un contratto adeguato alla «competenza, alla dedizione e al ruolo che i lavoratori svolgono per difendere la nazione». Il titolo Boeing dopo un’apertura negativa, a metà seduta guadagnava lo 0,27 per cento.
I volumi
L’azione sindacale peserà sulla divisione spazio e difesa della Boeing, che rappresenta più di un terzo del fatturato. Di certo non si tratta delle dimensioni dello sciopero dello scorso autunno, quando le fabbriche degli aerei commerciali di Seattle subirono il blocco della produzione per sette settimane, coinvolgendo 33mila lavoratori e costringendo la Boeing a un’operazione straordinaria per 24 miliardi di dollari per fare fronte alla liquidità bruciata nel periodo dello sciopero. «Siamo preparati e abbiamo attuato un piano di emergenza per garantire i nostri clienti», ha detto la Boeing in un comunicato.
Il peso per il settore in Usa
Questa divisione costruisce anche il caccia bimotore F-15, il jet da addestramento T-7, oltre a missili e munizioni. Si producono anche componenti per aerei commerciali per il B777X. Lo scorso marzo, il produttore americano (e uno dei principali esportatori) si è aggiudicato il contratto per la progettazione e la costruzione del caccia stealth di nuova generazione degli Stati Uniti, battendo la rivale Lockheed Martin per il programma multimiliardario denominato F-47.
In tempi di guerra, la divisione della difesa di Boeing è tornata ad essere redditizia con un fatturato di 6,6 miliardi di dollari dai 6,0 miliardi dell’anno precedente, con utili operativi in miglioramento rispetto alle perdite dello scorso anno contribuendo ai risultati della Boeing che nel secondo trimestre ha visto il passivo ridursi a 611 milioni di dollari dall’1,44 miliardi di dollari dello scorso anno.
Verso la linea dura
All’ultima presentazione dei risultati trimestrali, lo scorso 29 luglio, il ceo Kelly Ortberg ha minimizzato le potenziali ripercussioni dello sciopero: «L’ordine di grandezza di questo sciopero è molto, molto inferiore a quello che abbiamo visto lo scorso autunno», ha detto il numero uno del gruppo, sottolineando che il sindacato di St. Louis è circa 1/10 rispetto alle dimensioni di quello di Seattle. «Non mi preoccuperei troppo delle implicazioni dello sciopero. Riusciremo a gestire la situazione». Ora di fronte al rifiuto, ha avvertito che ritirerà un bonus di 5mila dollari per la firma e non lo offrirà più ai lavoratori se il contratto non sarà ratificato domenica.
Fonte: Il Sole 24 Ore