
Cattura e stoccaggio della CO2: il governo punta su Ravenna
Il governo vuole accelerare lo sviluppo della filiera della cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio (Ccus), considerata uno snodo cruciale per la decarbonizzazione, soprattutto con riferimento a quei settori industriali (leggi hard to abate, dal cemento all’acciaio) nei quali l’emissione di CO2 è una tessera ineludibile del processo produttivo. Per questa ragione, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in prima linea sul dossier, intende imprimere una sterzata alla definizione di un quadro legislativo che regoli il comparto dopo il primo, significativo, step raggiunto a fine giugno con il via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge delega. Provvedimento che spiana la strada al percorso che condurrà a una disciplina organica, a valle della quale è previsto un procedimento unico per il rilascio dei titoli abilitativi allo svolgimento delle attività della filiera. Il ddl delega è ora alla bollinatura della Ragioneria generale dello Stato e dovrà poi passare dalla Conferenza Unificata, per l’ok delle Regioni, prima di approdare in Parlamento.
Fari puntati su Ravenna
L’obiettivo è quello di velocizzare l’iter in modo da assicurare un pieno decollo della Ccus in tempi rapidi e lanciare un assist agli operatori. Lo sguardo del governo è rivolto, in particolare, a Ravenna, dove la joint venture paritetica lanciata da Eni in tandem con Snam è chiamata a centrare i 4 milioni di tonnellate l’anno al 2030 di capacità di cattura e di iniezione in stoccaggio di CO2 che sono stati inseriti nero su bianco, ancorché come obiettivo non vincolante, nel Piano nazionale integrato energia e clima inviato a Bruxelles a giugno dello scorso anno.
Il primo step dell’iniziativa
Nella città romagnola, è stata avviata ad agosto 2024, a soli 18 mesi dalla decisione finale di investimento (Fid), la fase 1 a scala industriale del progetto, per il quale, riferiscono fonti di mercato, l’investimento complessivo ammonta a 1,5 miliardi di euro. Questo primo snodo si articola nella cattura di circa 20mila tonnellate l’anno di CO2 dalla centrale Eni di trattamento del gas naturale di Casalborsetti, vicino Ravenna, e nel trasporto e stoccaggio nel giacimento a gas esaurito di Porto Corsini Mare Ovest, operato dal gruppo guidato da Claudio Descalzi nell’offshore dell’Adriatico.
Per assicurare l’alimentazione dell’impianto di cattura, il modello portato avanti da Eni – che, sulla Ccus, vanta una solida expertise avendo all’attivo altri importanti progetti, dal Regno Unito ai Paesi Bassi – punta sul recupero dell’energia termica autoprodotta e su elettricità da fonti rinnovabili, con il risultato che il volume di CO2 catturato corrisponde effettivamente alla quantità abbattuta.
La fase 2 del progetto
Una volta completato il primo step, il progetto passerà alla fase 2 a più ampia scala, quella che consentirà di centrare il target inserito anche nel Pniec. Ma la proiezione di crescita negli anni successivi supera anche quell’asticella: il progetto può, infatti, arrivare fino a 16 milioni di tonnellate l’anno in base alla domanda del mercato e grazie alla capacità totale di stoccaggio dei giacimenti di gas esauriti dell’Adriatico, a oggi stimata in oltre 500 milioni di tonnellate.
Fonte: Il Sole 24 Ore