
Produzione sotto le 200mila auto, i prezzi saliranno del 20%. Taglio di 9000 dipendenti. Un lancio annuo fino al 2030 con tutte le motorizzazioni
Sportwagenschmiede ’35. Fin dal titolo le intenzioni del Piano strategico di Porsche sono evidenti: fucina di auto sportive, tradotto al meglio in italiano. Un ritorno alle origini, al marchio, al motorsport, all’eccellenza, ma anche al made in Germany, come ha spiegato agli analisti finanziari Michael Leiters, 55 anni, presidente del consiglio d’amministrazione di Porsche da gennaio scorso, una lunga carriera in Ferrari, McLaren e già 13 anni in Porsche. «Dobbiamo ritrovare lo spirito delle origini e puntare all’eccellenza del fondatore e del prodotto costruito in Germania». Una scelta coraggiosa e forse anche controcorrente nel momento in cui Berlino attraversa uno dei periodi più bui della sua storia dopo la Seconda Guerra Mondiale, in piena crisi di identità politica e sociale e nella morsa di una crisi economica e finanziaria senza precedenti.
Una scelta, quella di Leiters, dettata anche dalla necessità di imprimere una svolta alla parabola di Porsche che, lo dicono i numeri, vive anch’essa il periodo meno brillante del suo percorso industriale. Senza andare troppo indietro, nel 2023 la casa tedesca, al suo picco storico, consegnava ai clienti oltre 320mila vetture. Scese a 310mila nel 2024 e a 279mila nel 2025. Nel primo semestre 2026, nonostante il boom della 911, il modello in cui la casa si identifica (+19% con oltre 30mila consegne) il calo delle vendite è stato del 16% a poco più di 122mila vetture. Nel 2023 il fatturato era di 40,5 miliardi, nel 2023 di 36,2.
Proprio da qui riparte il Piano 2035 di Leiters: tornare alle origini, all’identità, che poi è quello che il mercato chiede a Porsche. Invertire la rotta rispetto a un gigantismo estraneo al dna dell’azienda per cercare la redditività con alcuni passaggi chiave: abbassare il break even point sotto le 200mila vetture consegnate; tagliare drasticamente i costi di produzione; alzare il livello della gamma e puntare sui modelli che garantiscono all’azienda i margini maggiori; aumentare il costo medio di vendita dei prodotti; creare un link più forte tra le attività motorsport, uno degli elementi costitutivi dell’azienda, e le personalizzazioni; uscire dalle attività non remunerative. L’obiettivo è arrivare nel medio periodo, indicativamente il 2030 a un margine operativo tra il 10 e il 15% (che a regime, dal 2035 sarà del 15%) e a un Ebit tra il 9 e il 12% nel 2030, che a regime sarà del 12%. Nel medio termine, l’obiettivo è portare il fatturato nella forchetta tra 41 e 45 miliardi (36,2 miliardi nel 2025)
La terapia non è indolore. «La nostra strategia getterà le basi per rendere Porsche [...]
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