Dolce&Gabbana fra sartoria di ispirazione ecclesiastica e mecenatismo

Dolce&Gabbana fra sartoria di ispirazione ecclesiastica e mecenatismo

Ammesso che il diavolo esista, almeno nelle sue incarnazioni terrene, lasciamo pure che vesta Prada: l’uscita del sequel del film di vent’anni è prevista per il 2026 e iniziano a circolare immagini dei look delle protagoniste Meryl Streep e Anne Hathaway. Jing Daily, sito cinese dedicato al sistema moda globale e alle sue ramificazioni in Cina, si è chiesto Does the devil still wear Prada? Una domanda che – andando oltre personaggi di fantasia, caricature hollywoodiane e singoli marchi – porta l’attenzione sul ruolo che la moda ha nelle nostre società.

La sfilata di alta sartoria di Dolce&Gabbana di fronte a Castel Sant’Angelo, lo scorso 15 luglio a Roma, non è stata solo una festa per gli occhi di chi ama l’artigianato tessile e la creatività: ci ha anche ricordato che nella storia millenaria della Chiesa (non solo di quella cattolica) e del Vaticano la moda, nel senso più ampio e nobile del termine, ha sempre avuto spazio.

La presentazione di oltre cento look da uomo, composti da pezzi unici, è stata parte degli eventi che ogni estate, dal 2021, Domenico Dolce e Stefano Gabbana organizzano nei luoghi più suggestivi del nostro Paese. Non era mai successo però che il ponte Sant’Angelo diventasse una vera e propria passerella, incorniciata dagli angeli scolpiti dal Bernini e dai suoi allievi di bottega. Il rischio che si percepisse una stonatura tra sacro e profano è stato del tutto scongiurato, anche perché i codici dell’abbigliamento all’interno della Chiesa, studiandoli senza pregiudizi, rappresentano una sorta di alta sartoria ante litteram.

«Abbiamo fatto lunghe e appassionate ricerche osservando opere d’arte e leggendo saggi sul tema – ha spiegato Andrea Marchesi, responsabile dell’alta sartoria di Dolce&Gabbana –. Ci siamo ispirati alle silhouette delle vesti cardinalizie ma anche alle opere d’arte in cui ci si imbatte a ogni passo, a ogni sguardo, quando si è a Roma. È stata una sfida creativa e tessile bellissima, che vuole essere un omaggio ai codici estetici millenari ma anche al know how artigianale che ancora abbiamo in Italia e che ci ha permesso di concepire e dare vita a questi capi e accessori».

Fonte: Il Sole 24 Ore