EgLa, crollo utile e margini in calo. Il ceo Arduini: «Mercato volatile e incerto»

EgLa, crollo utile e margini in calo. Il ceo Arduini: «Mercato volatile e incerto»

EuroGroup Laminations (EgLa) ha chiuso un primo semestre complesso, segnato da tensioni commerciali, volatilità valutaria e una domanda industriale ancora fragile in Europa e Nord America. Il bilancio della multinazionale tascabile di Baranzate (alle porte di Milano) nota in particolare per la produzione di rotori e statori per i motori elettrici, al 30 giugno mostra ricavi in lieve aumento a 429,2 milioni di euro (+1,6%), ma una profittabilità in netto arretramento: l’Ebitda adjusted si ferma a 44,8 milioni (–12,2%), con un margine sceso al 10,4% dal 12,1% di un anno fa. Ancora più drastico il calo dell’utile netto, precipitato a 1,3 milioni rispetto ai 17,9 milioni registrati nel primo semestre 2024.

«Il contesto è stato estremamente incerto, con la minaccia di nuovi dazi tra Stati Uniti, Europa e Cina che ha colpito in particolare il mercato nordamericano», ha spiegato il ceo Marco Arduini. «L’Asia resta la nostra locomotiva, ma per contrastare la pressione sui margini abbiamo avviato un piano di efficientamento mirato al recupero della redditività nella seconda parte dell’anno».

Lo scenario resta fragile, ma la direzione è tracciata: ridurre i costi, migliorare la leva operativa e selezionare gli investimenti. Il piano di rilancio, operativo da maggio, ha già coinvolto l’area Emea e sarà esteso al mercato nordamericano nel terzo trimestre. «L’obiettivo è tornare a un margine Ebitda rettificato del 12% entro fine anno», ha dichiarato il cfo Matteo Perna, confermando una strategia focalizzata su selettività dei capex (40,1 milioni nel semestre) e controllo del capitale circolante.

Il segmento E-mobility, cuore industriale del gruppo, è cresciuto solo dello 0,4%, penalizzato dalla flessione in Nord America (–7%), mentre la Cina ha segnato un robusto +52%. L’area Emea arretra del 5,8%, Usmca (Usa-Messico-Canada) cede il 10,7%, mentre l’Asia passa dal 5,7% al 14,4% del totale ricavi, anche grazie al consolidamento della controllata indiana Kumar e all’acquisizione delle quote di minoranza nelle joint venture cinesi.

Fonte: Il Sole 24 Ore