
Esperimenti italiani su Marte: accordo Asi-SpaceX per Starship
L’Italia prenota un biglietto per Marte, e lo fa con l’accordo firmato in questi giorni fra la nostra Agenzia spaziale, Asi, e SpaceX, la compagnia spaziale di Elon Musk, nota soprattutto per il sistema Starlink di trasmissione di internet dallo spazio alla Terra.
Sulle prime missioni marziane del gigantesco razzo Starship, previste nel prossimo futuro, saranno montati infatti anche degli esperimenti italiani: al momento si parla di un esperimento sulla crescita delle piante, di una stazione di monitoraggio meteorologico e di un sensore di radiazioni.
Mate è un pianeta esterno, è più lontano dal sole di quanto siamo noi e quindi la distanza fra la Terra e il pianeta Rosso varia parecchio, 200 milioni di chilometri al massimo e 50 al minimo, posizione che raggiunge ogni due anni. Pensando quindi di andarci in modo da avere la migliore situazione fra i due pianeti, la corsa comunque richiede sei mesi.
Non è però sicuro come andare sulla Luna, perché si esce dal mantello protettivo, e invisibile, del campo magnetico terrestre e si entra in una regione di spazio in cui le particelle elementari provenienti dal Sole e i raggi cosmici galattici la fanno da padrone. Quanto male possono fare entrambi agli astronauti e alle piante, che sono necessarie per l’alimentazione, è ancora un punto interrogativo importante da sciogliere, l’esperimento sulla crescita delle piante in ambiente spaziale sarà intanto fondamentale per verificare le basi di un’agricoltura autonoma su Marte. Un sensore di radiazioni fornirà intanto indicazioni durante il viaggio su quanti e quali pericoli aspettano gli astronauti per quanto riguarda la loro salute e incolumità fisica.
Sul suolo marziano, poi, i problemi restano, sia perché, a differenza della Terra, Marte ha una atmosfera molto poco densa e quindi pochissimo protettiva e anche perché non ha un campo magnetico che possa deviare le particelle pericolose. Quindi niente atmosfera protettiva e niente scudo magnetico naturale, Marte ha qualche punto della crosta che produce un debole e locale campo magnetico, ma non sembra avere un nucleo interno metallico, come noi, che crei un importante effetto dinamo con la rotazione. Per capire come funziona nel dettaglio l’atmosfera marziana, per quanto rarefatta, servirà il terzo strumento una stazione di monitoraggio meteorologico.
Fonte: Il Sole 24 Ore