Europa, Stati Uniti, Giappone: impennata per i tassi dei bond

Europa, Stati Uniti, Giappone: impennata per i tassi dei bond

L’inflazione non pare del tutto ancora domata, negli Stati Uniti e anche in alcuni paesi europei come la Germania, e condiziona l’umore degli investitori. Il dato pur in linea con le attese registrato ieri dall’indice dei prezzi al consumo personali statunitensi (+2,6% annuo a luglio e +2,9% nella sua versione core depurata dale componenti più volatili) mantiene il livello del carovita al di sopra degli obiettivi della Federal Reserve. Non mette verosimilmente a rischio il taglio dei tassi da 25 punti base, ormai largamente scontato a settembre, ma pone qualche dubbio in più sulle mosse successive della Banca centrale di Washington.

Sotto questo aspetto si può quindi interpretare la reazione negativa dei mercati, con la battuta d’arresto di Wall Street rispetto ai massimi storici raggiunti ancora una volta il giorno precedente che ha a sua volta frenato i già incerti listini europei (Piazza Affari ha ceduto lo 0,59% in buona compagnia del resto del Continente). E soprattutto la continua pressione sui rendimenti dei titoli di Stato, ieri in avanzata in tutte le aree del globo: due punti base in più per i Treasury Usa (4,23%), tre per i Bund tedeschi (2,72%) e per il nostro BTp (3,61%).

L’avanzata dei tassi

A differenza dei tassi dei titoli a scadenza più ravvicinata, che proseguono più o meno nella loro marcia verso la riduzione perché più sensibili ai 91 tagli dei tassi compiuti finora da inizio anno dalle Banche centrali (il ritmo di allentamento più sostenuto dal 2020 a livello globale), quelli con durata più lunga mostrano infatti una strenua resistenza. Dopo il balzo seguito all’aggressivo ciclo rialzista necessario per domare l’incendio dell’inflazione post-Covid, i tassi decennali sembrano per esempio ormai da almeno due anni congelati fra il 4 e il 5% negli Stati Uniti e fra il 2 e il 3% in Germania, tanto per citare due titoli che per la loro importanza fanno da metro di paragone per il mercato.

Altrove il fenomeno appare ancora più marcato: nella Francia alle prese con crisi di governo e finanze che rischiano di finire fuori controllo, oppure in una Gran Bretagna dove si sta valutando l’introduzione di nuove imposte per sistemare il bilancio e i tassi trentennali si sono spinti ai massimi del 2008 al 5,60 per cento. In Giappone su questa parte della curva si sono addirittura raggiunti nei giorni scorsi i massimi storici al 3,25% e la Banca centrale è dovuta correre al riparo con acquisti anche per tamponare la scarsa domanda che ha fatto saltare alcune aste pubbliche.

Fonte: Il Sole 24 Ore