Gaza City dichiarata zona di guerra: migliaia di civili in fuga
«Non stiamo aspettando. Abbiamo già iniziato le prime fasi dell’attacco a Gaza City». Sono le dichiarazioni postate ieri su X da Avichay Andrae, portavoce dell’Idf che ha aggiunto «Stiamo operando con grande forza nelle periferie della città».
La conferma arriva dai reporter di Al Jazeera che riferiscono di migliaia di sfollati in fuga «sotto il cielo oscurato dal fumo dei bombardamenti». A liberare definitivamente il piano di attacco dell’esercito, la dichiarazione di ieri, che definiva Gaza City «una zona di combattimento pericolosa» annunciando di sospendere le «pause tattiche» introdotte per consentire la consegna di aiuti umanitari.
Immediata la risposta di Medici Senza Frontiere, che a Gaza City lavora in 5 strutture sanitarie. «Risulta difficile capire a quale pausa si riferisca Israele. Nell’ultimo mese sono state uccise in media 110 persone al giorno, anche negli ospedali che in teoria sarebbero protetti dal diritto internazionale umanitario, o durante la distribuzione degli aiuti. Israele sta commettendo un genocidio contro i palestinesi a Gaza, che deve essere fermato».
Nessun luogo è sicuro nella Striscia, da Nord a Sud. Nella notte di ieri un missile ha colpito un abitazione a Deir el-Balah, nel centro di Gaza, uccidendo madre e padre e ferendo due bambine di 6 e 3 anni. «Siamo stati svegliati da un forte boato – spiega Francesco Sacchi, capoprogetto di Emergency a Gaza – che abita insieme agli altri operatori umanitari nella guest house adiacente all’edificio colpito – e abbiamo visto ambulanze che portavano via feriti e vittime. I bombardamenti sono andati avanti per tutta la notte. I vetri delle nostre finestre si sono rotti e le macerie della casa abbattuta hanno bloccato l’uscita dalla nostra sede».
Proprio da Deir el-Balah, sede di diverse guest house di organizzazioni umanitarie, giovedì aveva lanciato l’allarme carestia la direttrice del World Food Programme, Cindy McCain, oggi attaccata da Netanyahu per le sue dichiarazioni sulla carenza di cibo a Gaza, definite «contraddittorie» dal primo ministro israeliano ma confermate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dalle Nazioni Unite e da 14 importanti Ong internazionali.
Fonte: Il Sole 24 Ore