Hotel, investimenti a 1,4 miliardi. Ai family office quota record del 30%

Hotel, investimenti a 1,4 miliardi. Ai family office quota record del 30%

Una crescita record degli investimenti in hotel, la presenza sempre più determinante di nuovi attori come i family office, la tenuta delle grandi città, Roma in primis, e la scoperta di Capri come prima meta resort per chi cerca opportunità. Sono i punti cardine dell’indagine sul mondo del real estate settore hotel nel primo semestre del 2025 a cura di EY e che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare.

«I family office hanno consolidato la loro posizione nel mercato alberghiero italiano, acquisendo il 30% del volume totale di investimenti rispetto al 22% del 2024 – dice Marco Zalamena, a capo della divisione hotel di EY -. Una crescita significativa per questa categoria di investitori, che puntano su operazioni value-add con orizzonti di medio-lungo termine». In generale nel primo semestre 2025 i volumi di investimento sono saliti del 31% rispetto a un anno prima a quota 1,4 miliardi di euro. Roma si è confermata la destinazione più attrattiva, assorbendo il 29% del capitale totale investito, pari a 397 milioni di euro, e registrando un prezzo medio record per camera pari a 906mila euro, un incremento del 190% rispetto al quarto trimestre del 2024. Segue Venezia con il 16% degli investimenti totali, mentre Milano ha attratto il 9% dei volumi. Altro segnale di maturità del mercato è l’equilibrio tra capitale domestico e straniero: il 51% del totale dei volumi deriva da investitori italiani e il 49% dall’estero. Gli investitori internazionali provengono prevalentemente da Europa (26%), Stati Uniti (12%) e Sud America (10%), mentre il Medio Oriente ha fatto un passo indietro – passando dal 22% al solo 1%, dopo anni in cui è stato un soggetto importante, basti pensare alle proprietà che detiene nel nostro Paese, dagli hotel della Costa Smeralda al Gritti di Venezia, dal Four Seasons di Firenze al Grand Hotel Imperiale di Forte dei Marmi, quest’ultimo oggi in mano all’emiratino Mohamed Ali Alabbar, presidente della società che ha sviluppato il Burj Khalifa. Gli operatori alberghieri rimangono il principale gruppo di investitori con il 31% del volume totale, trainati da The Palace Company (Progetto via Vergini che diventerà un nuovo Baglioni Hotel a Roma) e il gruppo Villa d’Este che ha acquistato due hotel a Cernobbio, il Miralago e il Regina hotel, e due alberghi a Como dalla famiglia Passera.

«Ha preso sempre più piede il settore leisure», recita il report, anche se come detto le grandi città come Milano, Roma, Venezia e Firenze non conosco crisi. Ma sono le isole del Golfo di Napoli (Capri e Ischia) che concentrano il 38% degli investimenti nel segmento resort, contribuendo alla crescita dell’80% registrata dal segmento leisure, passato a 518 milioni su 1,4 miliardi totali (pari al 37%) anno su anno. A pesare sui volumi deal come quelli relativi al Caesar Augustus ad Anacapri, Villa San Felice sempre a Capri e il Punta Molino Beach Resort a Ischia, che testimoniano un forte riposizionamento verso strutture ultra-lusso. Anche destinazioni come il Lago di Como (32%) e Forte dei Marmi (8%) consolidano la crescita del comparto leisure italiano. I progetti di sviluppo (greenfield e conversioni) crescono del 156% su base annua, una fase espansiva vera e propria. Il 23% delle transazioni totali riguarda invece gli sviluppi. Gli asset acquistati in vacant possession sono il 51%, confermando la voglia di costruire o ripensare spazi. Aumenta l’uso di contratti di gestione, ora al 10% del volume, dopo essere stati assenti nel 2024.

Fonte: Il Sole 24 Ore