Intelligenza artificiale e piattaforme: chance di nuova occupazione

Intelligenza artificiale e piattaforme: chance di nuova occupazione

Specialisti in big data, ingegneri esperti di tecnologie applicate alla finanza, personale specializzato in intelligenza artificiale e machine learning. Sono queste le tre professioni che avranno una crescita più marcata nei prossimi cinque anni secondo il «Future of Jobs Report» 2025 del World economic forum. I nomi sono complicati e possono scoraggiare i lavoratori già a buon punto del proprio percorso professionale. Ma la buona notizia – almeno secondo questo rapporto – è che la grande rivoluzione del lavoro in atto, legata a doppio filo alla transizione digitale, a quella ambientale e demografica, dovrebbe comportare un saldo complessivamente positivo in termini di occupazione. In particolare, il World Economic Forum stima che entro il 2030 saranno creati 170 milioni di nuovi posti di lavoro a livello globale, mentre 92 milioni di ruoli potrebbero essere eliminati (l’8% dell’occupazione totale), con un incremento netto di 78 milioni di posti. In mezzo a questi due estremi, e ferme restando le criticità per i lavoratori che rischiano di restare tagliati fuori dal mercato (si veda anche l’articolo di Paolo Benanti sul Sole 24 Ore del 20 agosto) ci sono milioni di posizioni e di ruoli (il 78% dell’occupazione globale) destinati magari a cambiare in virtù dell’evoluzione tecnologica, ma quantomeno a non sparire.

«I saldi occupazionali saranno migliori laddove, come territorio, imprese e persone, ci si preparerà alla nuova era investendo davvero su tecnologie e competenze», spiega Marco Bentivogli, esperto di innovazione, industria e lavoro, già componente della commissione sull’intelligenza artificiale presso il ministero dello Sviluppo economico dal 2019 al 2021. «Se esaminiamo le ultime tre fasi dell’evoluzione tecnologica – continua – la robotica avanzata, di per sé, cancella e genera lavori con un saldo positivo. I Paesi a più alta densità di robotica, cioè con un numero più elevato di robot ogni 10mila lavoratori, sono quelli con una più bassa disoccupazione. Il digitale cancella le mansioni routinarie e ripetitive e valorizza quelle a maggiore ingaggio cognitivo. L’avvento dell’intelligenza artificiale scompagina di nuovo lo scenario. E il tema è molto più serio del “quanti posti di lavoro perderemo”. Si tratta di usare un metodo per capire le tendenze. Sulle 804 professioni che l’Istat censisce in Italia – prosegue Bentivogli – l’intelligenza artificiale avrà tre diversi livelli di impatto: genererà nuove professioni oggi sconosciute, ne cancellerà altre, e infine integrerà, potenzierà e supporterà professioni esistenti. Il terzo effetto – conclude – sarà il più rilevante».

L’aiuto e le sfide dell’Ia

Nella bozza delle Linee guida per l’implementazione dell’Ia nel mondo del lavoro, messe in consultazione nei mesi scorsi dal ministero del Lavoro e ancora in fase di elaborazione, è tratteggiato l’impatto che l’intelligenza artificiale può avere su una serie di professioni. È il caso ad esempio del machine learning (una branca dell’Ia che consente ai sistemi informatici di imparare dai dati) in ambito sanitario, che potrebbe supportare i medici nella diagnosi precoce di malattie, nell’analisi predittiva e nella medicina personalizzata. Nella finanza il machine learning può aiutare gli operatori nella gestione del rischio e nel rilevare le frodi, mentre nel marketing può contribuire a personalizzare le campagne pubblicitarie e a elaborare analisi predittive sul comportamento dei consumatori.

L’intelligenza artificiale generativa può aiutare i formatori in campo educativo, per creare materiali didattici interattivi e personalizzati. La visione artificiale, che permette ai sistemi di analizzare e interpretare immagini e video, può essere usata nel campo della sicurezza per la sorveglianza e il riconoscimento biometrico, mentre nella mobilità e nell’automotive può aiutare a creare veicoli autonomi e sistemi di assistenza alla guida.

Fonte: Il Sole 24 Ore