Kimi K2: che cosa ci insegna il nuovo “miracolo” cinese nell’intelligenza artificiale

Kimi K2: che cosa ci insegna il nuovo “miracolo” cinese nell’intelligenza artificiale

Sul piano prestazionale, i benchmark forniti dal team di Moonshot mostrano risultati competitivi. Kimi K2 ha ottenuto un punteggio di 88,1 su MMLU (Massive Multitask Language Understanding), in linea con GPT-4 e Claude 3 Opus, e un punteggio di 76,5 su HumanEval, test che misura la capacità di generazione di codice funzionante. Particolarmente rilevante è la performance su LongBench, suite di test progettata per valutare la capacità dei modelli di mantenere coerenza su testi lunghi: Kimi K2 ha raggiunto una media dell’83,2%, superando Claude 3.5 Sonnet (76%) e Gemini 1.5 Pro (78%).

Altrettanto strategico è l’approccio al deployment. Kimi K2 è progettato per girare in modalità full cloud, ma Moonshot sta già testando versioni compresse per esecuzione on-device o edge computing, con un consumo stimato del 40% inferiore rispetto ai modelli americani a parità di token elaborati. Questo apre alla possibilità di integrazione in ambienti a bassa latenza come dispositivi mobili, robotica e veicoli autonomi.

Il significato geopolitico

Dietro la vetrina tecnica si muove un’agenda industriale ben più profonda.

Dopo anni in cui i modelli cinesi risultavano poco competitivi rispetto a quelli occidentali, oggi Pechino è pronta a giocare una partita ad armi pari. Kimi K2 è un messaggio inequivocabile: la Cina dispone ora delle capacità di training, del capitale umano, delle competenze ingegneristiche e delle piattaforme software per competere sull’AI generativa avanzata.

Il modello si inserisce in un ecosistema in forte espansione. Nel primo semestre del 2025, gli investimenti privati cinesi nel settore dell’AI generativa hanno superato i 15 miliardi di dollari, con almeno 11 modelli multimodali in fase avanzata di sviluppo.

Fonte: Il Sole 24 Ore