La corsa alle materie critiche punta sui rifiuti estrattivi

La corsa alle materie critiche punta sui rifiuti estrattivi

Non solo miniere. Nella corsa alla ricerca e “valorizzazione” di materie critiche ci sono anche i rifiuti estrattivi. Ossia quelli che sono stati stoccati in passato, (almeno 50 anni fa) in prossimità delle aree industriali minerarie poi dismesse. Rifiuti sistemati in dighe di decantazione, da cui, con le nuove tecniche di lavorazione, si possono estrarre materie prime. È l’altra faccia della corsa alle materie critiche che emerge anche dal programma nazionale di esplorazione mineraria relativo ai 14 progetti contenuti nel programma nazionale di esplorazione mineraria predisposto dall’Ispra e approvato dal Comitato interministeriale per la transizione ecologica. «Le attività minerarie chiuse, o abbandonate precedentemente al Dlgs 117/08, hanno lasciato grandi quantitativi di rifiuti estrattivi stoccati in strutture di deposito, sottoforma di cumuli di discarica e bacini di decantazione, anche di notevoli dimensioni – si legge nel documento -. Nel distretto minerario sardo, il più importante in Italia, ne esistono circa 70 milioni di metri cubi, con un conseguente elevato impatto ambientale».

In tutto il territorio nazionale secondo quanto emerge dallo studio, si stima che siano presenti 150 milioni di metri cubi di rifiuti.

Il servizio geologico dell’Ispra si occuperà della caratterizzazione delle aree, nell’ambito del progetto Mase Pnrr denominato Urbes. I risultati saranno inseriti in una piattaforma informatica che servirà poi per definire i programmi di intervento.

Quanto ai siti che saranno subito investigati si passa da Raibl in provincia di Udine dove sono presenti « grandi quantitativi di rifiuti estrattivi, almeno 4 milioni di metri cubi con buoni tenori di Zinco (1,6%) in cumuli disordinati e un bacino di decantazione», per continuare con Monte Avanza e Salafossa dove ci sono presenze di Germanio, Arsenico, nichle, tallio,cloro. Inoltre a galena ha alti tenori di arsenico ed antimonio. Nell’Italia nord occidentale si passa da Gorno a Pestarena, continuando con Libiola e Gambatesa. In questo caso gli elementi sono zinco, piombo e argento (con associate Fluorite e Barite). Nell’elenco dei siti da investigare ci sono poi, Valmalenco e Val d’Ossola oltre che Sicilia e Sardegna. Da investigare la presenza di Terre rare, piombo, zinco e altri elementi indicati nell’elenco delle materie critiche.

Fonte: Il Sole 24 Ore