La Corte d’Appello boccia i dazi di Trump per abuso di poteri presidenziali
La Corte d’appello federale ha stabilito che Donald Trump ha abusato dei poteri previsti dall’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977, imponendo dazi a quasi tutti i partner commerciali senza l’approvazione del Congresso. La decisione, presa con un voto di 7 a 4, conferma in larga parte quanto stabilito lo scorso maggio dal Tribunale del commercio internazionale di New York, ma lascia i dazi in vigore fino a metà ottobre, concedendo all’amministrazione il tempo di ricorrere alla Corte Suprema.
Trump, che ha già annunciato il ricorso, ha reagito con toni drammatici: «Se questa decisione resterà in piedi, distruggerà letteralmente gli Stati Uniti», ha scritto sul suo social network Truth. La Casa Bianca, tramite il portavoce Kush Desai, insiste sulla legittimità delle misure e confida in una vittoria definitiva. Per i suoi oppositori, invece, il verdetto rappresenta un argine importante a un uso smisurato delle emergenze presidenziali.
La controversia riguarda due set di dazi. I primi, introdotti il 2 aprile 2024 e ribattezzati da Trump “Liberation Day”, prevedono tariffe fino al 50% per i Paesi con cui gli Stati Uniti registrano deficit commerciali e un dazio “di base” del 10% su quasi tutte le altre importazioni. I secondi, noti come “trafficking tariffs”, hanno colpito Canada, Messico e Cina con la motivazione di contrastare traffici illeciti di droga e immigrazione. Entrambi sono stati giustificati con la dichiarazione di emergenza nazionale, un terreno mai battuto prima in materia tariffaria.
Il nodo centrale è giuridico e politico insieme. La Costituzione assegna al Congresso il potere di imporre dazi, ma negli anni i legislatori hanno trasferito competenze al presidente. Trump ha sfruttato questa zona grigia per costruire una politica commerciale aggressiva, capace di scuotere i mercati, irritare gli alleati e generare oltre 159 miliardi di dollari di entrate. Il Dipartimento di Giustizia avverte che l’annullamento delle tariffe potrebbe obbligare lo Stato a rimborsi enormi, con conseguenze devastanti per il Tesoro.
Al tempo stesso, il verdetto indebolisce la strategia di Trump, che aveva usato i dazi come strumento di pressione per strappare accordi bilaterali favorevoli e come fonte di finanziamento indiretto ai suoi tagli fiscali. Restano in piedi altre basi giuridiche, come la sezione 122 e la sezione 301 del Trade Act del 1974, già utilizzate in passato per guerre commerciali mirate, ma molto più limitate nella portata e nella durata.
Fonte: Il Sole 24 Ore