
Laureati Stem, come salire sul razzo dell’innovazione dal primo anno di studi
In Italia il 58,6% dei giovani si immatricola a un corso triennale, ma solo la metà (~47%) degli immatricolati si laurea. La dispersione non dipende da scarsa preparazione: mancano strumenti di orientamento, mentoring, opportunità di ricerca e internship strutturate fin dalla triennale che facciano da ponte chiaro verso i settori tecnologici globali che crescono più rapidamente e giustifichino gli sforzi messi nel percorso universitario.
La storia (vera) che spiega il paradosso
Nicolas Di Leo oggi lavora tra Europa e Harvard su farmaci che possano rallentare l’invecchiamento. Finito il liceo nelle Marche, con voti bassi e rinvii, non vedeva per sé traiettorie significative: fa lavori stagionali. Dopo tre anni si iscrive a Biologia per diventare nutrizionista. Non è però “l’università” in astratto a sbloccarlo: si cerca attivamente le opportunità, vince quattro Erasmus, entra in laboratori e reti internazionali. Capisce che quelle ambizioni non sono “per gli altri” e in pochi anni cambia tutto e si dedica alla ricerca con impatto globale.
Come riaccendere l’immaginazione e salire su un razzo
In Italia, per uno studente in STEM motivato, il percorso standard è: triennale + magistrale, qualche anno di lavoro tecnico e poi (forse) commerciale/gestionale. È una traiettoria rispettabile, ma non accende l’immaginazione di chi investe 5-8 anni della propria vita nello studio.
Nei contesti internazionali, l’asticella dell’ambizione viene posta subito dal primo anno di triennale. Ti dicono, nei prossimi 5 anni potresti:
• “Salire su un razzo” (entrare in un’azienda in iper-crescita).
Fonte: Il Sole 24 Ore