Legge Pmi, arriva il bollino di garanzia per la moda

Legge Pmi, arriva il bollino di garanzia per la moda

Un pacchetto di emendamenti al disegno di legge annuale per le Pmi, all’esame della commissione Industria del Senato, introduce novità per le imprese della moda e per i visti concessi a manager stranieri. Si tratta di proposte di Fratelli d’Italia (firmatari i senatori Amidei e Ancorotti) in linea con iniziative già annunciate nei mesi scorsi dal ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit).

Per le filiere della moda è in vista l’introduzione di una Certificazione unica di conformità, con un sistema di regole e controlli per tutelare l’immagine del prodotto e delle aziende sane del settore. Una sorta di bollino di garanzia sulla qualità del prodotto e sulla correttezza dell’attività svolta, anche in relazione ai lavoratori. Rispettati i vari requisiti, le imprese di filiera e le imprese capofila potranno avvalersi, con validità annuale, della dizione di “Filiera della moda certificata”. Sono previsti certificatori e un registro del Mimit con le aziende certificate, per le quali scatterà una sorta di presunzione di legalità. Queste imprese infatti potranno adottare eventuali misure correttive individuate dal Tribunale competente e, solo in caso di mancato adeguamento, saranno applicate le misure previste dal Codice antimafia.

Un altro pacchetto di emendamenti riguarda il programma “Destinazione Italia” del quale aveva parlato nei mesi scorsi il titolare del Mimit, Adolfo Urso, per attrarre risorse umane qualificate dall’estero. La proposta di FdI prevede che i lavoratori stranieri che esercitino determinate cariche (presidente, membro del Cda, amministratore delegato di una società per azioni o in accomandita per azioni il cui capitale sia superiore a 1 milione di euro, italiana o straniera, ma con sede operativa in Italia) possano usufruire di un visto per lavoro autonomo senza essere soggetti a quote e senza limite temporali.

Al tempo stesso però, almeno a una prima lettura, l’emendamento sembrerebbe restringere il raggio d’azione dell’attuale visto speciale per investitori stranieri, facendo riferimento a investimenti che devono già essere stati effettuati nei sei mesi precedenti alla richiesta di nulla osta oppure, se si tratta di intenzioni di investimento, soltanto a operazioni che siano di valore superiore a 25 milioni di euro e con significative ricadute occupazionali.

Fonte: Il Sole 24 Ore