Liquori Casoni compra Sassolino e punta al raddoppio in tre anni

Liquori Casoni compra Sassolino e punta al raddoppio in tre anni

Prima acquisizione in Italia per Casoni, il gruppo liquoristico di Finale Emilia che si è aggiudicato il marchio Stampa, famoso per lo storico Sassolino. Un liquore all’anice molto radicato in Emilia (dov’è l’immancabile ingrediente della tradizionale zuppa inglese), che oggi vende 160mila bottiglie e fattura 1,2 milioni di euro ma che, secondo Casoni, potrà raddoppiare le sue vendite nell’arco di un triennio sfruttandone le potenzialità ancora inespresse e ampliandone la distribuzione.

«Abbiamo colto una doppia occasione, visto che lo abbiamo acquistato all’asta a un prezzo interessante (per circa 180mila euro) e che si inserisce perfettamente nella nostra volontà di costruire un polo della liquoristica modenese, con cui valorizzare il know-how e le materie prime locali, come le ciliegie di Vignola e l’aceto balsamico», spiega Paolo Molinari, che nel 2016, insieme al socio Pier Giorgio Pola, ha ricomprato la distilleria e liquoreria di famiglia, ceduta nel 2006 ad Averna e poi passata a Campari. «Mi piace definirci la start-up di un’azienda con 211 anni di storia, perché siamo veramente ripartiti da zero tornando a lavorare su entrambi i pilastri su cui era stato costruito il successo di Casoni: brand di proprietà e produzione per altre aziende», sottolinea Molinari.

Nata come azienda di marca, focalizzata su distillati e liquori tradizionali, a partire dagli anni 60 Casoni si è poi ingrandita soprattutto grazie alla produzione per conto di imprese e private label, che ancora oggi genera il 90% dei 63 milioni di euro di fatturato e assorbe gran parte dei 31 milioni di bottiglie prodotte in un anno (saranno 33 milioni nel 2025). Casoni produce 450 referenze tra liquori, distillati e bevande alcoliche anche personalizzati, ossia realizzati anche “chiavi in mano” (dal concept di prodotto al design del pack sino alla consegna in tutto il mondo) in base alle esigenze dei clienti.

«Quando l’abbiamo rilevata, l’azienda era di fatto ridotta a contoterzista e, nonostante avesse avuto marche celebri, come Braulio e Limoncetta di Sorrento, le era rimasto in portafoglio solo Casoni – aggiunge Molinari – Noi abbiamo dovuto ricostruire una storia, partendo dal nostro territorio e dalla nostra competenza nei prodotti naturali, derivanti da infusioni e distillazioni di erbe locali e frutti. I risultati ci hanno premiato: da sei anni a questa parte i nostri marchi hanno quadruplicato il loro peso (nel 2025 saliranno al 12% del fatturato) e l’obiettivo è quello di farli crescere sempre di più sia sul mercato nazionale che all’estero».

Fonte: Il Sole 24 Ore