
Newcleo, allerta dei revisori: «Continuità aziendale a rischio»
L’allarme dei revisori sulla continuità aziendale, «in assenza di impegni sull’apporto di capitale» da parte di nuovi investitori. Un bilancio 2024 con perdite raddoppiate a 110 milioni – a fronte di costi per il personale balzati a 69 milioni (il solo cda 1,9 milioni) – con un ritmo di 13 milioni bruciati al mese. Per rallentare l’emorragia, l’adozione di un piano conservativo che, se perdurerà, «potrebbe mettere a rischio le tempistiche» degli obiettivi industriali al 2030, considerati comunque ottimistici dagli addetti ai lavori, con dubbi e mal di pancia che serpeggiano tra i soci storici.
Newcleo è una delle start up più famose del mondo sul nucleare di quarta generazione. Merito di un’idea potenzialmente rivoluzionaria sotto il profilo di tecnologia e costi (promette mini reattori raffreddati al piombo e combustibile realizzato con il “riciclo” delle scorie dei vecchi impianti già dai primi anni Trenta), così come di un azionariato al 90% italiano, oltre 700 tra holding, imprenditori e famiglie di primo piano come Agnelli-Elkann e Malacalza. Tuttavia oggi l’azienda, guidata e fondata dal fisico Stefano Buono, può dirsi a un bivio. In assenza di svolte “industriali” o di ingresso di soci forti, la strada è quantomeno in salita. A dirlo è il bilancio 2024, ancora con il “timbro” britannico, anche se il gruppo si è da poco spostato in Francia, dove l’atomo e di casa e Newcleo ha in programma investimenti da 3 miliardi nei prossimi anni.
Il bilancio e l’allarme liquidità
Se i ricavi sono aumentati a 70 milioni, grazie al consolidamento di varie imprese acquisite, la perdita «in linea con le attese» è di 110 milioni. Per una start up impegnata in un progetto innovativo – e cruciale vista la crescente domanda di elettricità decarbonizzata – più che il passivo nel breve è cruciale il fund raising. A fine 2023 la liquidità netta era 282 milioni, ma si è ridotta a 190 milioni a fine 2024 e a 160 milioni lo scorso 25 aprile, nonostante l’ultima tranche di raccolta di quasi un anno fa che ha portato il totale a 537 milioni. «Newcleo sta preparando una iniezione di capitale, a fronte di diverse lettere d’intenti, per 163,5 milioni, lavora per ottenere vari sussidi in Europa e ha ottenuto oltre 30 milioni con un bond a fine aprile», si legge nel bilancio, che precisa come in cassa ci siano risorse per almeno 12 mesi a far data dal primo giugno scorso. Tuttavia – si avverte – se entro questo lasso di tempo non entrerà liquidità «c’è un rischio significativo» per la continuità aziendale. Al proposito, i revisori di Pwc sono più netti, anche rispetto al rendiconto 2023, e parlano di «sostanziale incertezza» e potenziali «dubbi significativi» sulla continuità aziendale, ribadendo la necessità di reperire fondi entro 12 mesi, anche se «al momento della redazione del bilancio non ci sono impegni» per nuovo funding. Del resto, nell’ultimo anno e mezzo i rumors su potenziali investitori si sono sprecati: lo Stato francese, Cdp e Cdp Venture Capital (no da entrambi), il Governo italiano (si era parlato di 200 milioni). Tante ipotesi a cui, nonostante qualche pressione politica, non sono mai seguiti fatti. Di recente, Buono ha parlato di un’Ipo a partire dal 2027, ma con queste premesse – per Newcleo si parla di oltre 4 miliardi da finanziare prima di cash flow positivi – è un miraggio.
I dubbi sul fronte industriale
L’allarme sul fronte finanziario, comune ad altre società della galassia Buono, va di pari passo con le difficoltà nello sviluppo della tecnologia al piombo. Gli accordi di collaborazione con grandi aziende italiane e con governi europei non mancano, ma il focus del mercato è sulla tabella di marcia prevista – primi reattori e fabbrica di combustibile in Francia all’inizio del prossimo decennio – a rischio slittamento con il piano conservativo deciso dal cda (in attesa di nuovi capitali) che prevede riduzione del recruitment e di alcuni investimenti e, di fatto, lo stop alle attività nel Regno Unito. In generale, tra gli esperti, circolano perplessità sia sui costi finali complessivi sia sui tempi di sviluppo promessi da Newcleo, quasi più ottimistici rispetto al nucleare di terza generazione avanzata ancora raffreddato ad acqua, una tecnologia più consolidata.
Per gli addetti ai lavori, la prova del nove sarà il test al Centro Ricerche Enea del Brasimone, sull’Appennino tosco-emiliano. Lì Newcleo promette di far girare, entro fine 2026, il simulatore elettrico di un reattore nucleare a piombo liquido. Un successo aprirebbe nuovi orizzonti, rilevanti anche sul fronte della raccolta di capitali. Senza una svolta tecnologica, invece, secondo alcuni, il vero valore di Newcleo sarebbero soprattutto gli oltre 1000 dipendenti, vista la grande “fame” di competenze nucleari sul mercato italiano ed europeo.
Fonte: Il Sole 24 Ore