
Pastorizia: circa 8 milioni di capi e una filiera con 60mila aziende
L’Italia conta oltre 7 milioni di ovini e 900mila caprini distribuiti lungo la dorsale appenninica, nelle Alpi e nelle Isole. La Sardegna resta il cuore pulsante del settore, con più di 3 milioni di ovini (oltre il 32% del patrimonio nazionale), il 50% del latte ovino italiano e circa un quarto delle capre del Paese.
La pastorizia rappresenta un’importante attività produttiva tradizionalmente diffusa su tutto il territorio nazionale. Secondo i dati Crea e Istat, la filiera ovicaprina nazionale produce circa 600mila tonnellate di latte all’anno, di cui oltre il 60% destinato a formaggi Dop. Il solo Pecorino Romano, per il 95% prodotto in Sardegna, vale circa 350 milioni di euro l’anno. L’indotto complessivo supera 1 miliardo, coinvolgendo circa 60mila aziende agricole e migliaia di addetti nella trasformazione, nella distribuzione e nel turismo collegato.
Negli ultimi dieci anni il comparto ha accelerato la sua trasformazione. Le aziende multifunzionali sono cresciute del 25%, oltre il 20% vende direttamente, il 15% integra con attività agrituristica e il 12% svolge didattica o turismo esperienziale.
Dal 19 al 22 settembre, a Bra, Cheese 2025 di Slow Food, sarà la vetrina internazionale per il latte crudo e i formaggi artigianali. Sottolinea il presidente dell’Unione coltivatori italiani (Uci), Mario Serpillo: «La nostra collaborazione con Slow Food Italia è un segnale importante: il nostro è un impegno congiunto nel promuovere un’agricoltura più sostenibile e resiliente. L’ obiettivo è quello di tutelare e rilanciare economicamente una tradizione secolare nel nostro paese, proponendoci di offrire nuove opportunità sociali ed occupazionali, soprattutto per i giovani, e di gestire le criticità ambientali che attualmente presentano le sue attività produttive».
La transumanza, ancora praticata in Abruzzo, Molise e Basilicata, è patrimonio culturale immateriale dell’Unesco dal 2019. Sono attualmente in corso progetti pilota che coinvolgono scuole e università, avvicinando studenti al mondo pastorale con giornate di pascolo e laboratori di caseificazione. Un segnale che la pastorizia può essere non solo un mestiere, ma un progetto di vita per le nuove generazioni. «Mettere la pastorizia al centro della politica agricola nazionale – conclude Serpillo – significa investire in formazione, infrastrutture e innovazione, sostenere le filiere corte e riconoscere il ruolo dei pastori come presidio sociale e ambientale».
Fonte: Il Sole 24 Ore