
Turismo enogastronomico, la Sicilia meta preferita
E’ un’esperienza, totalizzante se vogliamo. Perché coinvolge i sensi. Ed è una tendenza ormai diventata fenomeno. E il sistema delle imprese si è adeguato facendosi trovare preparato. Il turismo enogastronomico, che include al suo interno una vasta varietà di offerta, in Sicilia è ormai un punto di forza dell’offerta turistica e non è solo un fenomeno che riguarda il lusso. Certo sono gli stellati a fare notizia ma il percorso avviato dagli albergatori si può iscrivere nella generale strategia di scommessa sulla qualità che è in atto un po’ in tutte le province. Non ci sono dati disaggregati su quanto vale questo segmento ma ci sono storie, stime, un’intensa attività di comunicazione che confermano: la Sicilia è una delle principali mete enogastronomiche del nostro paese e sempre più spesso, raccontano gli imprenditori del settore, i turisti scelgono l’isola proprio per questa sua peculiarità. Non solo mare, dunque, e non solo beni culturali ma anche, e forse soprattutto, esperienze da vivere a tavola, in cantina. Un recente sondaggio di Swg ha certificato che la Sicilia è al primo posto tra le mete proprio per la gastronomia e in particolare per i dolci.
Un ponte con gli Stati Uniti
Un fenomeno che si colloca all’incrocio tra le attività del turismo tradizionale e quelle delle filiere agricole cui certamente fa da volano il riconoscimento alla Sicilia per il 2025 di Regione europea della gastronomia da parte dell’Igcat (l’International Institute of Gastronomy, Culture, Arts and Tourism). Il target principale è quello degli stranieri e i turisti Usa sono tra questi: proprio stasera (sabato 9 agosto) a Galati Mamertino, sui Nebrodi in provincia di Messina, si terrà una tappa delle manifestazioni di “Sicilia regione europea della gastronomia 2025” con l’obiettivo dichiarato di costruire un ponte con gli Usa. Ambasciatore d’eccezione Celestino Drago, chef con solide basi a Los Angeles dove ha conquistato le star di Hollywood. «Possiamo contare su una serie di prodotti di grandissima qualità e espressione della nostra identità territoriale e questo ci aiuta anche sui mercati internazionali – dice l’assessore regionale all’Agricoltura Salvatore Barbagallo -. Ma avere questa base di partenza dà anche grande spinta a una gastronomia di qualità che è molto apprezzata come dimostrano i recenti sondaggi. L’essere quest’anno Regione europea della gastronomia ha dato un contributo importante alla conoscenza dei nostri prodotti e credo che questo abbia avuto una sua rilevanza».
Il 2025, l’anno del food tourism
L’estate del 2025 conferma il trend: «Sempre più spesso i turisti stranieri ci raccontano di avere scelto la Sicilia e quindi la nostra struttura per l’esperienza che può offrire a tavola» dice Mario Farinella, architetto e imprenditore proprietario a Cefalù di Insulae Resort all’interno del quale si trova Zayt, la cui guida è affidata allo chef Ignazio Morgante. Una tendenza colta ormai da qualche anno dai grandi gruppi come Mangia’s: «Il turista si trasforma e noi vogliamo farci trovare pronti per un nuovo modo di viaggiare – dice il presidente del gruppo Marcello Mangia -. Il turismo è basato sull’esperienza che si vuole vivere, ormai una delle principali forme di conoscenza del territorio è legata alla cultura culinaria locale. In Mangia’s abbiamo studiato alcuni modelli che sono stati applicati nei resort, per far si che in una settimana di vacanza si possa fare anche un viaggio tra le differenti offerte gastronomiche». Ma ormai si tratta di una tendenza che coinvolge tutta la Sicilia: «Negli ultimi anni il turismo siciliano ha vissuto una trasformazione silenziosa ma profonda – dice Francesco Pensovecchio, giornalista e direttore di wineinsicily.com -: le strutture del segmento lusso non si limitano più a offrire ospitalità, ma puntano a ridefinire l’esperienza gastronomica dei propri ospiti. La ristorazione dei 5 stelle, ad esempio, sta diventando un motore di attrattività, con chef di livello internazionale, menu radicati nel territorio e un servizio che sfiora l’alta cucina. È un fenomeno ormai consolidato, che trova esempi di eccellenza in realtà come il Relais Il San Corrado e la Countryhouse Villadorata a Noto, o Monaci delle Terre Nere sull’Etna. Anche il mondo del vino è sempre più sensibile, basterebbe citare Tenuta di Castellaro a Lipari o la Foresteria di Planeta, capaci di trasformare il soggiorno in un viaggio sensoriale tra etichette rare, oli di pregio e il fresco gusto della campagna. Questa evoluzione è un segnale della maturità raggiunta dal comparto: la Sicilia non è più solo meta di bellezze naturali, ma laboratorio di un’ospitalità che intreccia alta cucina, cultura e paesaggio, offrendo un modello competitivo a livello internazionale».
L’albergo hub narrativo del territorio
L’offerta a tavola in fondo appartiene a una dinamica di trasformazione in atto che coinvolge l’intero sistema alla ricerca di valore aggiunto che vada oltre l’overtourism e l’offerta low cost: «Il mondo dell’hotellerie è davanti a una grande opportunità. Ma non può coglierla se resta chiuso nei propri automatismi. Serve dialogo tra categorie, apertura alla contaminazione, coraggio nelle scelte. Perché in questo tempo di “tutti i turismi possibili”, l’unico modo per non restare indietro è capire chi vogliamo essere, come ospiti e come destinazione – dice Ornella Laneri, amministratrice della società che gestisce il Four Points by Sheraton ad Acicastello (Catania) e presidente della sezione “Turismo, cultura ed eventi” di Confindustria Catania -. E noi imprenditori dell’accoglienza dobbiamo avere la capacità di raccontare il territorio, usando i nostri hotel come hub narrativi dei luoghi , tramite design, enogastronomia, arte, benessere e staff formato ad un’accoglienza inclusiva ed esperienziale». Il cibo è parte fondamentale dell’esperienza e base per costruire nuovi modelli: «Oggi parlare di turismo senza evocare cultura e gastronomia significa non cogliere la direzione del mercato. La competitività si gioca nella capacità di costruire esperienze integrate, capaci di coniugare qualità dell’offerta, racconto identitario e valore economico – dice Rosa Di Stefano, ceo del gruppo alberghiero FarHotels e presidente di Federalberghi Palermo -. È in quest’ottica che va letta la centralità crescente dell’enogastronomia all’interno dei percorsi turistici. Non è più un elemento accessorio, ma un pilastro strategico. Il turista contemporaneo non cerca solo un alloggio, ma un racconto. E quel racconto passa dal gusto, dalla materia prima, dalla tavola». Un modello che il gruppo FarHotels ha concretizzato a Mondello a Palermo al Glam Hotel e si accinge a farlo a Gangi sulle Madonie dove ha inaugurato la quinta struttura del gruppo: Baglio Tramontana, un’antica dimora del Seicento.
Fonte: Il Sole 24 Ore